Dom. Lug 12th, 2026

Dentro Darling Dear: James Jamerson, i Jackson 5 e una linea che non sta mai ferma

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Ci sono periodi in cui una cosa tira l’altra: guardi un film e ti rimane addosso qualcosa… così torni ad ascoltare un artista, poi un gruppo, poi un brano, poi una linea di basso. E alla fine ti ritrovi lì, con lo strumento in mano, a provare a capire perché una parte registrata più di cinquant’anni fa continua a sembrarti incredibilmente viva e quasi imprendibile. Con Darling Dear dei Jackson 5 mi è successa esattamente questa cosa.

Complice il biopic su Michael Jackson, sono tornato “a bomba” dentro quel periodo lì. Non solo Michael, non solo il mito, non solo l’artista diventato più grande della persona; proprio i Jackson 5. Quel suono, quelle voci giovanissime, quella macchina scenica pazzesca, quel modo di far sembrare tutto leggero anche quando sotto c’era un lavoro enorme.

Darling Dear, in apparenza, è una canzone quasi ingenua: dolce, romantica, molto Jackson 5. La ascolti distrattamente e ti arriva addosso come un brano leggero, sorridente, immediato. Poi però provi a seguire il basso e cambia tutto. Perché sotto quella superficie c’è James Jamerson che fa una cosa delle sue: non accompagna semplicemente, costruisce un mondo.

La linea è mobile, piena di variazioni, di anticipi, di piccoli spostamenti ritmici che sulla carta sembrano quasi esagerati e invece, quando li ascolti nel brano, stanno perfettamente al loro posto. Non c’è quasi una misura uguale all’altra. E questa è una delle cose più difficili da portare sullo strumento: non tanto “fare tante note”, perché quello alla fine si può studiare, ma riuscire a mantenere il senso del discorso mentre tutto si muove continuamente.

Jamerson aveva questa cosa. Ti dava l’impressione di stare sempre improvvisando e allo stesso tempo di non perdere mai il centro. Come se la linea non fosse stata “scritta” nel senso moderno del termine, ma tirata fuori da un corpo che quel linguaggio lo parlava naturalmente. E forse è anche per questo che studiarla oggi è faticoso: non basta decifrare le note; devi entrare in un modo di pensare il basso molto diverso da quello attuale.

Venendo dal contrabbasso, Jamerson portava sull’elettrico una logica molto fisica. Prime posizioni, corde a vuoto usate non come scorciatoia ma come parte del fraseggio, note stoppate, piccoli rimbalzi della mano destra. È un basso che respira, che inciampa volontariamente, che spinge, che risponde alla voce, che riempie gli spazi senza dare mai l’impressione di voler rubare la scena.

Darling Dear è una di quelle linee che puoi ascoltare cento volte e continuare a scoprirci dentro qualcosa. La partitura non serve a “bloccarla” in modo definitivo, anche perché una parte così vive molto nel suono, nel tocco, nel modo in cui le note vengono appoggiate. Però aiuta a entrarci dentro con più attenzione. Ti costringe a guardare dove cadono gli anticipi, come si muovono le frasi, quanto spesso Jamerson cambi direzione senza mai perdere il filo.

Naturalmente, quando si parla dei Jackson 5, il discorso non resta mai relegato alle registrazioni. Il basso di Darling Dear, in studio, è di Jamerson… ma quel repertorio apparteneva poi a un mondo fatto anche di palco, televisione, coreografie, voci, corpi in movimento. E lì entra in gioco Jermaine Jackson, che nei live non era semplicemente “il fratello di Michael con il basso in mano”. Era una delle voci del gruppo e portava sul palco quel ruolo da bassista dentro una macchina scenica enorme, fatta di canto, movimento e presenza.

Dire che Jermaine suonasse nota per nota quello che Jamerson registrava in studio sarebbe una semplificazione (anche se ci andava molto vicino). Però è proprio lì che la storia diventa interessante: da una parte i grandi turnisti Motown, dall’altra dei ragazzi giovanissimi che dovevano trasformare quel suono in spettacolo, davanti al pubblico, facendo sembrare naturale qualcosa che non era per niente facile.

Concludo questo articolo con la mia trascrizione della linea in pdf e i due video che le ho dedicato. Nel primo la suono sul brano completo, con la partitura in sovraimpressione; nel secondo la lascio più nuda, basso e percussioni, per entrarci dentro con più attenzione e parlare anche di Jamerson, Motown, Jackson 5 e Jermaine. Buona lettura e buon ascolto!

DiFabio Testa

Suono, insegno e creo contenuti... sempre dal Basso. Ho fondato BassCommunity™, un progetto editoriale che nel tempo è diventato una casa digitale fatta di didattica, interviste e divulgazione, punto di riferimento per chi ama il basso in Italia (e non solo). Con Il Mondo dal Basso™ porto avanti progetti che intrecciano creatività, cultura, musica e comunicazione, convinto che quattro corde bastino per aprire mondi interi.