Il Guitar Show 2026, che si è svolto a BolognaFiere dal 15 al 17 maggio, ha confermato una cosa abbastanza evidente: la manifestazione è entrata in una fase nuova. Più grande, più strutturata, più internazionale, ma ancora capace di conservare quella dimensione concreta che rende una fiera musicale qualcosa di diverso da una semplice esposizione di strumenti.
I numeri raccontano bene questa crescita: 10.515 presenze complessive, 43 paesi rappresentati tra pubblico, espositori e marchi, 315 brand in fiera e una distribuzione su tre giornate che ha cambiato il respiro dell’evento. È stata la nona edizione del Guitar Show, la seconda ospitata a Bologna e la prima articolata dal venerdì alla domenica. Il venerdì, pensato anche come giornata più orientata agli operatori professionali, ha aperto una formula più distesa, adatta agli incontri e alle conversazioni. Il sabato ha rappresentato il picco di affluenza, mentre la domenica ha confermato la vitalità di un appuntamento ormai centrale per chi vive il mondo degli strumenti musicali.
Ma una fiera, per essere davvero viva, non può essere raccontata solo dai numeri.
Quello che ho percepito nei tre giorni a Bologna è stato soprattutto il valore della presenza. In un’epoca in cui siamo abituati a raccontare tutto online, spesso in modo veloce, compresso, quasi obbligato a sembrare più efficace di quanto sia, il Guitar Show ricorda una cosa semplice: la musica ha ancora bisogno di corpi, mani, sguardi, strette di mano, strumenti provati, parole dette al volo, incontri più o meno casuali.
Ha bisogno di persone che si fermano davanti a uno stand, provano uno strumento, discutono di un pickup, ascoltano una demo in cuffia, sfogliano un libro, salutano qualcuno che magari seguono da anni online ma non avevano mai incontrato dal vivo.
Da questo punto di vista, uno degli elementi più riusciti dell’edizione 2026 è stato il miglioramento della gestione sonora. Chi frequenta fiere di strumenti lo sa: il volume può diventare facilmente un problema. Quest’anno, invece, la Sound Policy ha reso l’ambiente molto più sostenibile. La fiera è rimasta piena, viva, sonora, ma non ingestibile. Si riusciva a parlare, ascoltare, provare strumenti con più attenzione e attraversare i padiglioni senza quella sensazione continua di sovraccarico che spesso accompagna eventi di questo tipo.
Per un musicista non è un dettaglio: una fiera musicale non dovrebbe essere solo un posto in cui tutto suona insieme. Dovrebbe essere un luogo in cui si riesce ad ascoltare (gli strumenti, certo, ma soprattutto le persone), e il Guitar Show 2026 lo è stato.
La contemporaneità con Eufonica ha rafforzato ulteriormente questa impressione. Da una parte il Guitar Show, con strumenti, liutai, marchi, vintage, amplificatori, pedali, bassi e chitarre ovunque. Dall’altra Eufonica, con un respiro più ampio sulle professioni musicali, la formazione, l’editoria, la cultura e le diverse forme del fare musica oggi. Il risultato è stato un contesto più ricco, dove la musica suonata incontrava anche il lavoro, la didattica, la comunicazione e la dimensione professionale.

Dentro questo scenario, anche il Creators’ Roundtable organizzato da Dantone Edizioni ha avuto un ruolo importante. Non solo perché ha dato spazio a musicisti, didatti, autori e content creator, ma perché ha creato una zona di incontro dentro una fiera enorme. Un punto in cui YouTube, editoria, strumenti, libri, lezioni, relazioni personali e musica suonata potevano stare insieme davvero.
È lì che anche il Mondo dal Basso ha avuto il suo spazio fisico, come accade dal 2023. Non uno stand enorme, non una struttura patinata, non un’operazione costruita per sembrare più grande di quello che è. Piuttosto uno spazio riconoscibile e abitato: grafica curata, qualche oggetto sul tavolo e tante persone passate per un saluto, una chiacchiera, un ringraziamento o semplicemente per condividere un po’ del loro tempo in fiera.
Nel vlog che accompagna questo articolo ho voluto raccontare proprio questa dimensione. Non ho costruito un montaggio adrenalinico, non ho provato a trasformare il Guitar Show in una sequenza perfetta di strumenti, marchi e momenti spettacolari. Ho preferito raccontare la mia esperienza per come l’ho vissuta: l’arrivo a BolognaFiere, il montaggio dello spazio BassCommunity, i giri tra i padiglioni prima dell’apertura, Eufonica, gli incontri, le prove, le chiacchiere e i saluti.
Perché questa, secondo me, è la parte più interessante di un evento simile. Online i numeri sono importanti, certo, le visualizzazioni, gli iscritti, i commenti, tutto conta… ma quando arriva il momento in cui quei numeri diventano volti, sorrisi e strette di mano, capisci davvero il valore del lavoro fatto. Il vlog qui sotto racconta il Guitar Show 2026 in maniera semplice, come un’esperienza vissuta da dentro, con il basso al centro, una fiera enorme intorno e tante persone reali a dare senso a tutto. Buona visione!

