georgie

L’anime ha fatto scalpore, ormai lo sappiamo e possiamo ben intuire per quale motivo Georgie corresse felice sul prato. Quando però guardavamo il cartone animato lo facevamo senza malizia, semmai con innocente curiosità e solo più tardi abbiamo apprezzato le tematiche difficili e profonde che si celano dietro una storia apparentemente leggera.

Anche la linea di basso sarà apparentemente leggera da suonare? lo vediamo più avanti, dopo aver conosciuto Georgie un po’ più da vicino!

Il manga

JōjÄ«! è il nome del manga uscito tra il 1982 e il 1984 in 5 tankōbon per Shōgakukan, una casa editrice di Tokyo nata nel 1922. L’autrice è Yumiko Igarashi, importante mangaka già conosciuta per aver disegnato Candy Candy. Nata il 26 agosto del 1950, sembra decisamente un tipo allegro ed eccentrico!

Non va dimenticato che il manga è sensibilmente differente dalla versione animata, soprattutto quella arrivata in Italia e filtrata dalle pesanti censure. Esso è catalogato tra gli shōjo manga ma conserva delle tematiche sicuramente più profonde, che probabilmente si iniziano comprendere da un’età maggiore e a metabolizzare e far proprie solamente in età adulta.

Apprezzo molto il tratto della Igarashi, sempre molto delicato, romantico ma al contempo espressivo e deciso. Personalmente lo preferisco anche a quello di mangaka ben più blasonate come Rumiko Takahashi sebbene il paragone regga fino ad un certo punto. Le tavole sono sempre ricche di particolari molto dettagliati e pieni di dinamismo: alcune, anche a doppia pagina, sono una vera goduria per gli occhi! Gli scorci di Londra e del suo porto, i paesaggi della campagna inglese, i volti sempre carichi di comunicativa espressività sono tutti elementi che difficilmente si dimenticano dopo averlo letto.

La stesura dei testi fu invece affidata a Mitsuru “Man” Izawa, scrittore nato il 6 agosto 1945, data tragicamente famosa per il Giappone. Izawa, che ha contribuito anche ad altri lavori meno noti (e credo neanche tradotti) della Igarashi, è stato protagonista per le beghe legali sul merchandising relativo a Georgie. Insomma, quando ci sono i soldi di mezzo, non c’è poetico manga che tenga…!

Tuttavia, anche la trama risulta densa, mai ripetitiva, ricca di colpi di scena, ben collocata nel contesto storico e con tutti i personaggi caratterizzati con maestria tanto che ad alcuni, nonostante la storia non sia troppo lunga, ci si affeziona profondamente.

In Italia sono apparse ben tre edizioni, la prima sulla rivista Candy Junior TV di Fabbri Editori. La pubblicazione è del 1980 e racchiude tutto ciò che un lettore di manga non vorrebbe vedere mai: tavole ribaltate, censure e interruzione precoce della serie. Come condurre al seppuku ogni otaku che si rispetti!

La seconda edizione, su Neverland di Star Comics (1994-’95), mantiene tavole ribaltate e una foliazione non originale ma almeno conclude la storia nei suoi 7 volumetti.

Occorre attendere la Magic Press e l’anno 2009 per avere finalmente un’edizione, in 4 volumi, con il senso di lettura fedele all’originale. Non solo, la pubblicazione è impreziosita da alcune splendide tavole a colori che rendono definitivamente giustizia al disegno della Igarashi. Avere a disposizione delle tavole a colori in un manga, è cosa assai rara visti i costi di produzione ergo, da bravi ragazzi, dite grazie per questa splendida edizione!

Nota: la parola “otaku” indica un fenomeno psicologico e sociale ad ampio raggio che ha investito il Giappone a partire dall’inizio degli anni ’80. Il termine in Giappone indicava quasi esclusivamente il disagio di giovani appassionati di manga, anime, videogiochi, tecnologia che vivono rinchiusi in casa (letteralmente il termine “otaku” vuol dire proprio “casa”). Le occasioni di socializzazione non virtuale sono praticamente inesistenti se non per frequentare quartieri come Akihabara, Ikebukuru e le fiere di settore. Il fenomeno è reale e ancora presente ma il termine otaku col tempo è stato esportato ed ha pian piano acquisito una connotazione meno drammatica e più vicino al significato del nostro termine “nerd”. Se amate dunque i videogiochi, i manga, gli anime e non vi perdete un’edizione di Lucca Comics vi potete ormai tranquillamente definire otaku senza accezioni patologiche!

L’anime

Lady Georgie, così si chiama in Giappone questo anime, è andato in onda per la prima volta tra il 9 aprile 1983 e il 25 febbraio 1984, distribuito su 45 episodi. In Italia tutte le puntate sono state trasmesse su Italia 1 dal 17 settembre 1984 al 22 dicembre 1984. Una versione rimasterizzata è apparsa sulla stessa rete a giugno del 2021. La Yamato Video ha inoltre prodotto due edizioni da 9 DVD, la prima in doppio cofanetto e la seconda in cofanetto singolo, rispettivamente del 2010 e del 2022.

Tante sono le censure apportate a questo cartone animato, alcune totalmente ininfluenti sull’andamento della storia come ad esempio il taglio della scena nell’ep. 24 dove appare il nome KEBIN sull’insegna del ranch dello zio che invece è “Kevin”.

Anche la tomba della mamma di Abel e Arthur ha il cognome (da sposata) cambiato e pertanto la scena dell’ep. 31 dove esso compare è stata tagliata (in origine pare fosse domiciliata a Gotham City…).

Ovviamente sono state tagliate tutte le scene che potevano essere considerate esagerate per il target di pubblico (non fate l’errore però di decontestualizzare queste immagini…per capirle va letto il manga e vi posso assicurare che l’unica vera scena “hot” è molto sfumata, romantica e quasi non si capisce che sia avvenuta). Qualche esempio ormai celebre, tra Lowell nudo, Georgie che viene scaldata dal fratello e Arthur che in preda alla disperazione tenta il suicidio:

Le censure non si fermano qui ma sono veramente tante, comprese alcune alterazioni dovute al doppiaggio.

A proposito di doppiaggio, ricordo nel cast i nomi di Antonella e Oreste Baldini, Massimiliano e Fabrizio Manfredi, Corrado Conforti, Massimo Locuratolo e un giovane Massimo Lopez. Tutti nomi di spicco del doppiaggio italiano. Ho avuto già occasione di porre l’accento su quella che è una vera e propria arte parallela. Il doppiaggio è un po’ come la linea di basso…quasi non ti accorgi che esista, lo dai per scontato ma se lo togli tutto si svuota e capisci quanto il resto ruotava intorno ad esso!

Ora che ci siamo autoreferenziati come bassisti, non resta che parlare di musica!

Le sigle originali

Entrambe le sigle originali sono state scritte dal mitico Takeo Watanabe, classe 1933, deceduto troppo presto nell’ormai lontano 1989. Queste composizioni costituiscono quindi uno dei suoi ultimi lavori. Watanabe è un monumento delle colonne sonore per cartoni animati: figlio d’arte, il papà era un celebre compositore e musicista classico. Takeo si laureò in economia e a 23 anni si trasferì a Parigi per studiare musica approfondendo la conoscenza di molti strumenti musicali. Tra questi fu colpito dalla fisarmonica e dall’armonica a bocca che quindi si trovò ad utilizzare nelle sue opere. Compose anche molte colonne sonore per film e trasmissioni televisive.

Tra le sue sigle più celebri per anime ricordiamo “Attack N. 1” (Mimì e la nazionale di pallavolo), “Genshi shōnen RyÅ«” (Ryu il ragazzo delle caverne), “Koya no shōnen Isamu” (Sam il ragazzo del West), “Alps no shōjo Heidi” (Heidi), “Majokko Meg-chan” (Bia, la sfida della magia), “Candy Candy”, “Ie naki ko” (Remì le sue avventure), “Muteki chōjin Zanbot 3” (Zambot 3), “Majokko Tickle” (Lilli un guaio tira l’altro), “Peline monogatari” (Peline story), “Muteki kōjin Daitarn 3” (Daitarn 3), “Kidō senshi Gundam” (Mobile Suit Gundam), “Mori no yōki na kobito-tachi: Berufi to Rirubitto” (Belfy e Lillibit), “Hello! Sandibelle” (Hello! Sandybell – La mia amica Sandy Bell), “Wakakusa monogatari yori wakakusa no yon shimai” (Piccole donne), “Mori no tonto tachi” (Alla scoperta di Babbo Natale).

Wasurerareta Message – Sigla di apertura. Musica di Takeo Watanabe, arrangiamento di Nozomi Aoki, parole di Senke Kazuya. L’interprete è Yuriko Yamamoto. Una graziosa ballad che si anima sapientemente nel ritornello. Il giro di basso è semplice ma ben evidente e sostiene in maniera solida il pezzo.

https://youtu.be/7YEUmCVLUDQ?si=NANboZIdWjga23kK

Yasashi-sa o arigatō – Sigla finale. Musica di Takeo Watanabe, arrangiamento di Nozomi Aoki, parole dello stesso autore dei testi del manga, Man Izawa. L’interprete è sempre Yuriko Yamamoto. Un brano apparentemente simile al precedente ma, a mio avviso, dal sapore un po’ retrò (ma forse in quegli anni non era poi così retrò!), specialmente nell’uso dei cori.

https://youtu.be/_HFpWa57GfE?si=fIQFaBdBcj4PcdnS

Aoki Nozomi è il celebre compositore e arrangiatore di alcune opere di Leiji Matsumoto come “Kyaputen Hārokku” (Capitan Harlock) e “Ginga Tetsudo 999” (Galaxy Express 999) ma anche di altri anime celebri come “Hokuto no Ken” (Ken il guerriero), “Tongari Boshi no Memoru” (Memole dolce Memole) e “Hai Step Jun” (Juny peperina inventatutto).

Senke Kazuya (pseudonimo di Hidefumi Murakoshi, 1946-2019) è stato un romanziere e paroliere giapponese a cui sono stati affidati i testi di sigle per anime come “Hyakujūō Goraion” (Golion), “Joō-heika no Puti Anje” (Angie girl), “Hana no ko Lunlun” (Lulù l’angelo tra i fiori) e “Majokko Megu-chan” (Bia, la sfida della magia).

Infine Yuriko Yamamoto, splendida voce, ha iniziato la sua carriera come idol e l’ha poi prestata all’animazione regalandoci ottime interpretazioni.

La sigla italiana

Se siete fan dei Pooh avrete già ascoltato questo pezzo, in caso contrario ve lo faccio ascoltare io:

https://youtu.be/CGfCab9NgSo?si=obtxIB1lYcac9D5R

Sicuramente la somiglianza della strofa è evidente, su questo non vi sono dubbi. A me non interessa capire se ci sia stata un’opera di “scopiazzatura” del tema, non è una questione che mi compete né sulla quale ho desiderio di esprimermi ma vorrei cogliere l’occasione per riflettere sul concetto generale di plagio perché apre altre interessanti considerazioni. Occorre innanzi tutto capire che non esistono in musica dei parametri oggettivi per definire cosa sia un plagio e la questione viene affidata ai periti ogni volta che se ne presenti la necessità.

Leggiamo però cosa scriveva Prokof’ev sull’argomento:

“Noi cominciamo la melodia con una nota qualunque: per la seconda nota abbiamo la scelta nell’ottava superiore o nell’ottava inferiore. Per ciascuna ottava abbiamo dodici note: se a ciò si aggiunge la nota iniziale (poiché si può ripetere due volte la stessa nota in una melodia) saranno a disposizione per la seconda nota della melodia venticinque varianti e per la terza venticinque per venticinque, cioè 625 varianti. Immaginiamo ora una melodia lunga otto note: quante varianti vi sono per questa melodia? Venticinque alla settima potenza, ovvero circa sei miliardi di possibilità. Ma ciò non è tutto, perché le note hanno una durata diversa e il ritmo cambia totalmente la fisionomia di una melodia. Inoltre l’armonia e l’accompagnamento danno alla melodia un carattere molto diverso. Bisogna moltiplicare quei sei miliardi più volte per ottenere tutte le possibilità“.

In accordo a questa opinione, il plagio “involontario” sarebbe dunque pressoché inesistente o per lo meno progressivamente sempre più improbabile man mano che la composizione si allunga. Quindi resterebbe solo il caso del plagio “volontario”.

Lo stesso Ennio Morricone, in occasione di una breve intervista si lasciò ad una dichiarazione forte ma intrisa di profonda verità: la musica è morta.

Perché questa dichiarazione apparentemente inspiegabile? Le note sono 12 e sebbene le combinazioni tra esse siano innumerevoli, probabilmente sono state pressoché tutte utilizzate, almeno su frasi musicali di non lunghissima durata. L’arrangiamento è quello che poi fa la differenza.

Le opinioni dei due Maestri vi sembrano apparentemente in contrasto? In realtà credo siano vere entrambe le posizioni e convergono sul fulcro ideologico che costituisce la base per ascoltare musica sempre nuova: ritmica, armonia e tutto ciò che può riguardare l’arrangiamento! Possiamo scrivere una sequenza di note ma ripeterla identica decine di volte con arrangiamenti differenti: questo ci darà decine di sfumature differenti e sono proprio queste che rendono unico un brano.

Se uno degli scopi della musica è trasmettere emozioni, allora una stessa melodia con diversi arrangiamenti può scatenare emozioni differenti e risultare pertanto come un qualcosa di mai ascoltato.

Le emozioni, per chi ha voglia di approfondire, possono essere strettamente legate agli accordi di settima, le cosiddette quadriadi. Ne esistono 7 specie diverse ed ognuna ha un diverso impatto sulla nostra psiche! Provate a suonarle e vedete che effetto vi fanno. Esse, più delle triadi, sono alla base di tutto l’aspetto emozionale legato alla musica.

A tal proposito, cito volentieri quello che in passato fu il mio maestro di teoria, Mo Luciano Michelini Qualche tempo fa l’ho piacevolmente rincontrato dopo tanti anni: in quel breve incontro, prima di assistere ad una sua lezione-concerto sulla storia della musica da film, era seduto al pianoforte e mi ha illuminato dicendomi che le quadriadi costituiscono gli archetipi musicali delle emozioni umane. Niente di più vero.

Parliamo ora finalmente della sigla italiana di Georgie.

Il 45 giri aveva, incisa sul lato A, la sigla cantata e sul lato B la versione strumentale. Fu pubblicato dalla Five Record nel 1984 e fu cantato da Cristina D’Avena con il supporto del coro di Paola Orlandi.

Sebbene alcune fonti ufficiali attribuiscano la musica anche ad Augusto Martelli, egli non compare accreditato su alcun supporto fonografico. Pertanto, da archivio SIAE, la musica è accreditata ai soli Vladimiro “Vlaber” Albera e ad Alberto Baldan Bembo mentre il testo ad Alessandra Valeri Manera.

Purtroppo non sono riuscito a capire quali siano i musicisti hanno registrato la sigla per la prima volta. Tra questi, neanche il bassista è a me noto.

Vladimiro Albera ha studiato legge ed è stato pilota dell’aeronautica militare e civile. Titolare di un’agenzia fotografica d’importanza internazionale, Albera iniziò la carriera discografica lavorando per 3 anni alla SAAR Records (ancora attiva dal 1948) di Walter Guertler. Dopo un periodo in Africa e poi alla neonata Ri-Fi (attiva nel periodo 1959-1980), nel 1981 entrò alla Five Record firmando diversi testi con lo pseudonimo di Vlaber. Nel 1989 crea insieme al collega Mario Giampietro la piccola etichetta indipendente Butterfly Music, tuttora attiva. Nella sua lunga carriera ha collaborato con tanti artisti tra cui Mina, Fausto Leali, Iva Zanicchi e I Giganti. Tornò alla musica delle alte sfere all’età di 82 anni nel 2011.

Alberto Baldan Bembo è stato un musicista polistrumentista e anche compositore, era il fratello maggiore del forse più noto Dario. Era del 1948 e aveva anche altri due fratelli: Claudio e Camillo. La mamma era Domenica Andreini ed insegnava pianoforte, quindi in casa la musica non mancava mai. Alberto ha suonato pianoforte ed organo per diversi anni nella formazione che accompagnava Mina durante i concerti. Negli anni ’70 ha inciso alcuni dischi con vari pseudonimi (Bedan, Blue Marvin, Shorty Baldan). Egli ha diretto l’orchestra del Festival di Sanremo in due occasioni, nel 1970 e nel 1972. Il fratello Dario iniziò la carriera musicale grazie a lui che lo ingaggiò come tastierista per alcune sue incisioni. Alberto è anche lui tornato alla musica delle alte sfere il 5 novembre 2017.

Parleremo in altre occasioni di Paola Orlandi e di Cristina D’Avena.

Analisi del brano e della linea di basso

Il pezzo è in La maggiore (con modulazione in Sib maggiore più o meno a metà brano) e si compone di 86 battute. Di queste, la prima è in tacet per il basso. Il metronomo si fissa a circa 140 per un brano quasi esclusivamente in 4/4. Attenzione: la lettura della linea di basso è abbastanza semplice e non ci sono figure ritmiche particolarmente difficili ma non lo sottovalutate: può sembrare comodo ma è veloce e sfuggente. Ribaltando il punto di vista direi che lo trovo ingannevolmente lento!

L’intro è breve e dura solo quattro misure (fatta eccezione per la misura d’ingresso). Armonicamente segue una sequenza di accordi interessante ma senza particolari sorprese che ritroveremo anche al centro del brano e in chiusura: un tourn-around piuttosto classico e ben calibrato che passa praticamente per tutti i gradi della scala: IV – V – III – VI – II – V – I.

La B costituisce la strofa. Nessuna particolare difficoltà. Qualche passaggio cromatico da segnalare.

La sezione C è il ritornello che alterna due emi-sezioni, simili armonicamente dove il basso innalza di intensità il brano eseguendo in parte la linea all’ottava superiore. Molto musicale la sostituzione armonica con accordo diminuito. In questa sezione ho segnato due tra le poche note che devono essere eseguite staccate. Per il resto il basso suona piuttosto legato ma consiglio un ascolto attento se si vogliono catturare le sfumature più precise dell’esecuzione originale. Al termine di questa prima C il brano modula in Sib maggiore.

Modulando si ripete l’intro, la B e la C senza particolari differenze con quanto già visto. Una divertente variazione a battuta 67 movimenta un po’ l’andamento del brano. Va invece segnalata sia la battuta alla fine della sezione B1 (la 60) che chiude e dà enfasi alla variazione ritmica vista alle misure 51 e 59 sia quella di 2/4 (la 77) al termine della seconda C (che quindi non termina in 4/4 come la prima C). Il brano si conclude ripetendo l’intro due volte e serrando l’ultima semiminima in maniera netta.

Come detto precedentemente, il brano è apparentemente semplice ma ci sono degli intervalli ampi che eseguiti a tempo possono essere insidiosi se si è alle prime armi. Nel complesso è una linea che, quando acquisita, è molto divertente e vi piacerà suonarla più volte.

Non ci resta che leggere Georgie, guardarsi l’anime e suonare fino allo sfinimento quest’altra perla bassistica degli anni ’80! Fatemi sapere come vi viene commentando il video su YouTube.

Alla prossima, Community!

Di Giampaolo "il doc" Ciccotosto

Sono nato anni fa, mentre Actarus arrivava in Italia a bordo di Goldrake. Cresciuto a pane, insalate di matematica e vitelli dai piedi di balsa, ho cominciato a respirare musica a fine anni '80 suonando per tanto tempo 88 tasti: erano troppi e ho provato con 6 corde. Inutili anche quelle...ne bastavano 4! Negli anni '90 arrivarono poi in Italia quegli strani fumetti pieni di ramen, katane e buffi sandali di legno: capii finalmente da dove arrivavano tutti i cartoni animati! Dal fragoroso incontro tra musica e anime uscì fuori quell'amore per le sigle che dura fino ad oggi! Ah, dimenticavo: nel tempo che mi rimane sgombro dall'essere un discutibile musicista, faccio anche il medico e mi occupo della mia numerosa famiglia!