getter robot

Finalmente! Uno dei miei super-robot preferiti! Non posso nasconderlo! Quando li vedevo scomporsi e ricomporsi era una vera goduria per gli occhi! Mi dava un senso di completezza! Il primo anime mecha di un robot componibile! Ho anche letto di qualcuno che ha mosso critiche dal punto di vista dell’estetica ma, per quanto esistano sicuramente robot più belli, io sul Getter non transigo! Il Getter 1 è una bomba in quasi tutte le sue versioni! Come si fa a non amarlo alla follia? Gusti estetici o meno, resta il fatto che tre veicoli che potessero comporsi in tre modi diversi fu una bella innovazione. Da quel momento in poi ho adorato quasi tutti i robot che in un modo o nell’altro, si assemblavano.

Gattai, da cui Gettā Robo, per la cronaca, vuol dire proprio “trasformazione” o “unione”.

Chi poteva pensare in quegli anni che il genere super-robotico avrebbe affrontato oggi una vera e propria crisi? Purtroppo la produzione costosa rispetto agli altri anime, lo sviluppo di nuovi generi con temi narrativi più profondi ed estesi e sicuramente anche meno ripetitivi, negli anni ha spostato l’attenzione del pubblico lontano da questo genere. Un vero peccato ma rimane sempre il merito di aver coinvolto e segnato profondamente un’intera generazione.

Anime e manga di Getter Robot uscirono in Giappone pressoché in contemporanea e da allora è stato prodotto un lungo elenco di ristampe e nuove opere sia su carta stampata che su video.

In questo articolo avremo il piacere di scoprire chi si celava dietro la linea di basso di questo cartone animato, un bassista importantissimo, probabilmente degno di una ipotetica “top 3” italiana di quel periodo, insieme a Moriconi e Tavolazzi. Un bassista capace di padroneggiare in maniera eccelsa contrabbasso, basso elettrico e basso fretless.

L’anime

Gettā Robo si compone di 51 episodi, andati in onda per la prima volta in Giappone dal 4 aprile 1974 all’8 maggio 1975. In poco più di un anno la storia del primo Getter Robot ebbe il suo corso. Gli episodi erano per lo più ripetitivi e autoconclusivi mantenendo un certo distacco narrativo dal manga che invece era più complesso e articolato. La produzione fu della storica casa Toei Animation e il soggetto dell’immancabile Kiyoshi Nagai, in arte Gō Nagai. In Italia andò in onda nel 1980 col nome di Space Robot. Il nome fu scelto probabilmente per questioni di marketing, forse perché si pensava che il riferimento allo “spazio” avrebbe potuto incuriosire un pubblico numeroso. La prima edizione italiana fu incompleta (si fermò al 39° episodio) ma nel corso di uscite editoriali successive, vennero ripresi anche gli episodi mancanti.

Gō Nagai è l’uomo dei robot per eccellenza. Grendizer, Mazinger Z e Jeeg già da soli basterebbero all’umanità per stare in grazia di Dio per l’eternità. Non contento ci ha regalato altre perle come “La scuola senza pudore”, portando l’erotismo nei manga per ragazzi già nel 1968, Devilman e Davillady oltre al Getter Robot di cui stiamo parlando. Su Gō Nagai sono stati scritti libri, edificati musei, intitolate mostre e sui suoi personaggi esiste un merchandising così immenso da risultare ormai eterno e pressoché non catalogabile. La sua incessante attività di mangaka copre ben 58 anni ed è ancora proiettata al futuro.

Ve lo anticipo subito: nel 2025 uscirà un film live-action proprio su Getter Robot per celebrare il suo 50° anniversario. Speriamo sia all’altezza delle aspettative e non deluda i fan!

L’altro protagonista di questa storia è il compianto Kenichi “Ken” Ishikawa, fumettista, scrittore e sceneggiatore divenuto famoso proprio per Getter Robot. Dal 1973 fino alla sua prematura morte nel 2006 ha ideato innumerevoli opere e ha sviluppato idee originali per la Getter Saga.

L’idea che portò allo sviluppo del primo robot componibile ha del curioso: Gō Nagai, Ishikawa e il loro editor, in cerca di una nuova ispirazione, decisero di fare una gita fuori porta. Noleggiarono tre auto differenti ma lungo il tragitto, a causa di una brusca frenata della prima auto, si ritrovarono attori di un triplo tamponamento a catena. Io al loro posto avrei pensato agli impicci burocratici ed economici ma è proprio per questo che io non sono un genio e loro si! Uscirono dall’auto e dissero: facciamo un robot che nasca dall’unione di tre mezzi differenti!

Vorrei citare anche gli altri membri principali dello staff di Getter Robot poiché sono nomi importantissimi: Shōzō Uehara, passato alla musica delle alte sfere nel 2020, sceneggiatore tra l’altro anche di Ken il Guerriero, Gaiking, UFO Robot Grendizer e Capitan Harlock (scusate se è poco); Kazuo Komatsubara, che ha lasciato questa Terra prematuramente nel 2020 e che curò il character design e la direzione dell’animazione in titoli grandiosi come Ryu, Devilman, UFO Robot Grendizer, vari episodi di Mazinga Z, Forza Sugar, Capitan Harlock, Cybernella, Galaxy Express 999, Bryger e ha affiancato Miyazaki nello splendido lungometraggio “Nausicaa della Valle del Vento” (ma di che parliamo!); Yoshinori Kanada, anche lui tornato alla musica della alte sfere nel 2009 a soli 57 anni, responsabile dell’animazione di Zambot 3, Galaxy Express 999, La Regina dei mille anni e di film epocali di Miyazaki quali, “La Principessa Mononoke”, “Il mio vicino di casa Totoro”, “Nausicaa della Valle del Vento”, “Porco Rosso” e “Kiki, consegne a domicilio”.

A seguito della prima serie di Getter Robot ce ne fu una seconda, diretta continuazione (la “continuity” come dicono quelli fighi che ci capiscono) dei temi narrativi della prima. Gettā Robo G (Getter Robot G) si compone di 39 episodi messi in onda per la prima volta in Giappone dal 15 maggio 1975 al 25 marzo 1976. In Italia è apparsa in TV nel 1980 col nome di Getta Robot.

Gettā Robo Gō fece seguito alla seconda serie dopo molti anni, con 50 episodi, dall’11 febbraio 1991 al 27 gennaio 1992. Risulta inedita in Italia (forse anche per fortuna…ecco, qui l’estetica ha purtroppo vacillato parecchio!).

Sempre ad opera della coppia Nagai-Ishikawa, alla terza serie fece seguito una serie OAV di 13 episodi pubblicati il 25 agosto 1998: Chenji!! Gettā Robo~Sekai Saigo No Hi (Change!! Shin Getter Robot~L’ultimo giorno del mondo). La serie è stata anche trasmessa in Italia sul canale Man-ga 149 di Sky a partire dal 16 gennaio 2013.

Segue la precedente una nuova serie OAV in 4 episodi: Shin Gettā Robo tai Neo Gettā Robo (Shin Getter Robot contro Neo Getter Robot). Gli OAV sono stati pubblicati in Giappone tra il 21 dicembre 2000 e il 25 giugno 2001. La Yamato Video ha messo a disposizione tutti e 4 gli episodi in una sua pubblicazione del 2013.

Dal 9 aprile al 10 settembre 2004 vengono invece pubblicati in 13 episodi gli OAV di Shin Gettā Robo, in Italia col nome di Shin Getter Robo Re:MODEL. Si tratta si un reboot delle vicende legate alle prime due serie.

Per concludere, il finale della saga (incompleto, data la morte prematura di Ishikawa), Gettā Robo Āku (Getter Robot Arc), è stato serializzato in 13 episodi nel 2021. La serie non riguarda solo il finale ideato da Ishikawa ma propone anche un riadattamento parziale di vicende narrate nei precedenti anime. In Italia è stato reso disponibile esclusivamente sottotitolato.

Nota: per chi non lo sapesse, il termine OAV vuol dire Original Anime Video (o OVA, Original Video Animation), ovvero tutta quella produzione destinata all’home-video e non alla classica serializzazione televisiva. Spesso ha una qualità migliore rispetto al prodotto TV.

Il manga

Come si diceva all’inizio, si può considerare il fumetto contemporaneo all’anime. Gettā Robo fu pubblicato infatti dal 7 aprile 1974 al 18 maggio 1975, iniziando solamente tre giorni dopo la prima TV.

Enormi differenze concettuali erano però presenti nel manga: quello che veniva in un certo senso edulcorato nella versione televisiva, nelle vignette era ai limiti della violenza splatter con teste che volano e schizzi di sangue a profusione. Ne riporto due esempi catturati malamente dall’edizione in mio possesso (ma credo renda l’idea!):

Anche i personaggi principali erano caratterizzati in maniera diversa dall’anime e non si risparmiava la presenza di terroristi, teppisti e delinquenti vari. Gli eroi sono qui dei veri e propri antieroi, dei personaggi assolutamente censurabili che hanno il loro riscatto verso la vita e la società grazie al Getter Robot. Assistiamo infatti alla maturazione caratteriale dei protagonisti lungo lo svolgersi della saga, al loro cambio di prospettive sulla vita, al progressivo abbandono degli aspetti più violenti, alla scoperta di un nascosto lato sentimentale ma anche alla conservazione della propria indole profonda.

Oltre alla versione originale di Nagai e Ishikawa ne esiste una più “leggera”, ad opera di Ota Gosaku (ebbene si, ci ha lasciato anche lui nel dicembre del 2022), che è una vera e propria trasposizione dell’anime. Ricordiamo Gosaku anche per altre trasposizioni del mondo nagaiano.

La serie è stata pubblicata in Italia dalla Dynamic tra il 2000 e il 2001 e poi dalla d/visual in 3 volumi, nella collana Getter Saga dopo il fallimento della Dynamic.

Il primo volume della Getter Saga targata d/visual

La seconda serie, Gettā Robo G, è stata pubblicata in Giappone dal maggio all’agosto del 1975, anche questa in concomitanza con l’anime mentre in Italia da Dynamic prima (2001-2002) e d/visual poi in 2 volumi (dal 24 marzo al 12 maggio 2006).

Per quanto riguarda la serie Gettā Robo Gō è stata pubblicata in Giappone da febbraio 1991 a maggio 1993 in 7 tankōbon mentre in Italia, dopo il fallimento di Dynamic Italia, da d/visual in 5 volumi da marzo 2007 fino a febbraio 2008.

Una curiosità: alla fine di ognuno dei 5 volumi di questa serie ci sono 5 storie brevi intitolate “Io e Getter“, dove Ishikawa si racconta e si ritrae. Svelano qualche retroscena che ha portato all’ideazione della Getter Saga, racconta la faccenda del tamponamento, di come fosse pignolo nel voler rendere realistici gli agganciamenti di Getter, di come si sono sviluppate le idee dietro a Gettā Robo Gō e quali fossero le intenzioni sugli sviluppi futuri.

La consuetudine di autoritrarsi e di raccontarsi all’interno dei manga è abbastanza frequente da parte dei vari autori e racconta quel lato realistico e un po’ tragicomico del duro lavoro del mangaka. Sempre molto interessante.

La serie Shin Gettā Robo (Shin Getter Robot ma non lo stesso “Shin” della serie OAV) è stata prodotta inizialmente solo in versione manga e rappresenta un raccordo narrativo tra la seconda e la terza serie. Scritta successivamente a Getter Robot Go (in Giappone è uscita nel 1997), in realtà la precede ed è stata pubblicata nell’ordine narrativo corretto da d/visual in 2 volumi, dal 20 ottobre al 22 dicembre 2006. Corrisponde alla serie OAV “Change!! Shin Getter Robot~L’ultimo giorno del mondo”.

Il filone narrativo continuò poi con Gettā Robo Āku (Getter Robot Arc) ma venne interrotto dopo 3 volumi, purtroppo a causa della morte di Ishikawa. Il manga è comunque edito in Italia da J-Pop.

Che dire, se siete intenzionati a leggere tutta la saga e a guardare tutti gli anime prodotti, non mi resta che augurarvi buona fortuna!

La Getter Saga, ricapitoliamo

Districarsi nella corposa saga di Getter Robot, come avete visto, non è semplice ma proverò a dare qualche indicazione per fermare i punti nodali. Riporto in maniera cronologica (a seconda dell’arco narrativo e non dell’uscita editoriale come fatto in precedenza) quello che è il corretto ordine di lettura (una lettura che vi consiglio caldamente).

  1. Getter Robot (1974): è la prima storia originale, l’unica ad avere capitoli disegnati anche da Gō Nagai. Le tematiche del manga si discostano sensibilmente da quelle dell’anime. Sebbene il filo conduttore della narrazione sia lo stesso, le differenze più importanti sono nella caratterizzazione dei personaggi.
  2. Getter Robot G (1975): è la diretta continuazione della prima storia.
  3. Shin Getter Robot (1997): scritto ad oltre 20 anni di distanza dalla prima storia, è un arco narrativo di raccordo tra Getter Robot G e Getter Robot Go. La sceneggiatura è di Ishikawa.
  4. Getter Robot Go (1991): storia sviluppata intorno ad un Getter Robot con un design completamente rinnovato. Non ebbe molto successo (infatti, come si è detto, graficamente era piuttosto brutto!).
  5. Getter Robot Hien (2008): scritto da Naoto Tsushima, un giovane autore, dopo la scomparsa di Ishikawa. Si basa sugli appunti lasciati dal Maestro. Sebbene rispetti la continuity della storia viene considerato uno spin-off.
  6. Getter Robot Arc (2002): è l’ultimo manga scritto da Ishikawa. Voleva qui concludere la saga ma è rimasto inevitabilmente incompleto. Contiene interessanti colpi di scena e molti rimandi ai manga precedenti ma resta il suo finale mai scritto…
  7. Apocrypha Getter Robot Dash/Darkness (2008): non è un vero e proprio seguito ma una versione rivista e corretta (in questo senso “apocrifa”) della prima storia che si svolge in un universo alternativo. Ha due nomi (Dash e Darkness) perché ha subito un cambio di testata editoriale in corso di pubblicazione. La storia è di Hideaki Nishikawa.

I primi quattro punti in elenco costituiscono il corpus completo e originale dell’opera e sono quelli raccolti dalla d/visual nella bella edizione in 12 volumi.

Le sigle originali

Getter Robot! – Sigla di apertura della prima e della seconda serie. Cantata dal celebre Isao Sasaki, su testo dello stesso Gō Nagai e musica del mitico Shusuke Kikuchi. Arrangiamento sinfonico e basso in tiro dall’inizio alla fine!

https://youtu.be/Vv8GU9y4QHc?si=vIWFMiCL5GVEpxEr

Gattai! Getter Robot РSigla finale della prima serie. Il canto ̬ sempre di Isao Sasaki accompagnato dal coro Columbia Yurikagokai; la musica ̬ di Kikuchi e il testo di Takashi Izumi. Arrangiamento orchestrale, basso deciso, chitarra elettrica che accenna in solo qualche frase e timpani degni di 2001 odissea nello spazio!

https://youtu.be/pmgARCCLvD4?si=I7rA-Y5g5HR07aqj

Fumetsu No Machine Getter Robot – Sigla finale della seconda serie. Isao Sasaki alla voce supportato dal Columbia Yurikagokai. Musica di Kikuchi e testo di Izumi. Arrangiamento simile alle precedenti sigle con linea di basso decisamente più complessa. Cambio di ritmo interessante sul ritornello.

https://youtu.be/saXHDGd1Fg0?si=jidJBznpAUJGk227

21st century boy – Prima sigla iniziale della terza serie, Getter Robot Go. Cantata da Hiroyuki Takami. Un orrendo e ipnotico nippo-pop. Se avete fegato la potete ascoltare qui:

https://youtu.be/_BIHaCkj_9o?si=WMg9FDRmpj6fiWOD

Grievous rain – Prima sigla finale della terza serie, anche questa cantata da Hiroyuki Takami. Un altrettanto orrendo nippo-pop anni ’80 con tanto di assolo di synth. Se vi rimane del coraggio, eccola qui (ma non dite che non vi avevo avvertiti!):

https://youtu.be/5Ty3y5hskNY?si=As6yIJH67xxejTW3

Getter Robot Gō – Seconda sigla iniziale dell’omonima serie, la terza in ordine di produzione. La sigla è cantata da Ichirō Mizuki e dal coro Mori No Ki Jidō Gasshōdan (qui andiamo meglio):

https://youtu.be/jrZPRWTQdk8?si=cljHSQ49Ys7ZX__z

Tomodachi Ni Naritai – Seconda sigla finale della terza serie. Cantata sempre da Ichirō Mizuki. Una ballata sottolineata dal suono del sax. Senza infamia e senza lode direi, visto che in giro c’è di molto meglio. Almeno è in grado di farci dimenticare presto che esistono le due prime sigle. Non l’ho trovata come singolo pezzo ma solo all’interno della seguente raccolta. Se volete ascoltarla è l’ultima, la n° 26 della tracklist:

https://youtu.be/_IFGbHEfecE?si=972HriBmOHC_wdZT

Ima Ga Sono Toki Da – Sigla iniziale dei primi 3 episodi e sigla finale dell’episodio 13 di “Change!! Shin Getter Robot~L’ultimo giorno del mondo”. Cantata da Ichirō Mizuki. Davvero altisonante e marziale:

https://youtu.be/tTAGfkD2BPk?si=pj2Qrn1QvklCbH8b

Heats – Sigla iniziale degli episodi 4-13 di “Change!! Shin Getter Robot~L’ultimo giorno del mondo”. Cantata da Hironobu Kageyama:

https://youtu.be/EHOPTVBFpgM?si=-zsBUwUy3x2ChIK4

Yakusoku No Oka – Sigla finale degli episodi 1-3 di “Change!! Shin Getter Robot~L’ultimo giorno del mondo”. Cantato da Satomi Nakase e Chiemi Chiba:

https://youtu.be/2aJuFDRMCpE?si=4CtlwGoMDAgquxk-

Hurry up Dreams – Sigla finale degli episodi 4-12 di “Change!! Shin Getter Robot~L’ultimo giorno del mondo”. Cantato da Masago Iwanaga. Un pezzo rock bello energico con chitarre aggressive e un break un po’ elettro:

https://youtu.be/XXWxPo1FIf8?si=5ucfPEvB4R1kHUZd

Storm – Sigla di apertura dell’OAV “Shin Getter Robot contro Neo Getter Robot”. Cantano Ichirō Mizuki e Hironobu Kageyama supportati dal JAM Project. Un’apertura a dir poco Bachiana! Poi si scivola nel symphonic-elettro-metal (?!):

https://youtu.be/kDTuQQMATvo?si=76SUjJIyep-Qe2ix

Rising – Prima sigla finale dell’OAV “Shin Getter Robot contro Neo Getter Robot”. Ichirō Mizuki e Hironobu Kageyama alla voce, sempre affiancati dal JAM Project. Il brano è nel tipico stile JAM Project, un metal sinfonico di impatto evocativo:

https://youtu.be/bCRelEkQjw0?si=N-6ek8RVNFmkPrcN

Yeah! Yeah! Yeah! – Seconda sigla finale dell’OAV “Shin Getter Robot contro Neo Getter Robot”. Cantata da Masaaki Endō. Un improbabile nippo-country-boogie di dubbio gusto (ma di grossi dubbi io personalmente non ne ho!):

https://youtu.be/9z1hwnf2KOk?si=_nKaFkfxvw6vxKQs

Dragon – Sigla iniziale dell’OAV “Shin Getter Robo Re:MODEL”. Interpretato dal JAM Project nel suo stile più classico:

https://youtu.be/8emWchU_oao?si=sYiveVHwsDJmqvsK

No Serenity – Sigla finale dell’OAV “Shin Getter Robo Re:MODEL”. Anche qui interpretato dal JAM Project. Stavolta un’interessante ballad di quasi 6 minuti con un basso bello gonfio e presente:

https://youtu.be/X9Iyw9ocCb8?si=mcYfCtT90SYRMIsj

Bloodlines – Sigla iniziale dell’anime “Getter Robot Arc” del 2021. Ancora una volta JAM Project in un bel pezzo con una trama sonora interessante:

https://youtu.be/D5elIQV56gM?si=wJTYXhXv1JpKAGWL

Dragon 2021 – Sigla finale dei primi 4 episodi dell’anime “Getter Robot Arc” del 2021. By JAM Project ovviamente:

https://youtu.be/XslJ_gmz4-0?si=uqVCrqSnM16LsxVi

Storm 2021 – Sigla finale degli episodi 5-8 dell’anime “Getter Robot Arc” del 2021. Ancora JAM Project:

https://youtu.be/gmkTUY69fC0?si=bsivrgJ7D-8jfWH1

Heats 2021 – Sigla finale degli episodi 9-12 dell’anime “Getter Robot Arc” del 2021. JAM Project as ever:

https://youtu.be/Ad5WEdCmV4M?si=_ssSBCvbv-EVCPzo

Comrade – Sigla finale dell’episodio 13 dell’anime “Getter Robot Arc” del 2021. I JAM Project si lanciano in un lento finalone strappalacrime:

https://youtu.be/dRfUTrrYrZw?si=HZAzE5ep6-f0cRHc

Ma cos’è sto JAM Project? Il JAM Project, fondato da Ichirō Mizuki, è una band dedicata proprio alle sigle degli anime. L’acronimo JAM sta per Japan Animationsong Makers. Affonda le sue radici nella prima metà degli anni ’90 ma debutta con quel nome solo nel 2000 dopo aver visto avvicendarsi vari ccomponenti. Tra le sue fila ci sono Hironobu Kageyama, Masaaki Endō, Hiroshi Kitadani, Masami Okui, Yoshiki Fukuyama e con presenza irregolare lo stesso Ichirō Mizuki, Ricardo Cruz e Rica Matsumoto.

Le sigle italiane

A fronte delle ben 21 sigle originali, in Italia abbiamo osato molto meno in quantità ma a mio campanilistico avviso ce le mettiamo tutte e 21 in tasca per quanto riguarda la qualità!

Noi di sigle ne abbiamo avute due: Space Robot e Jet Robot, entrambe capaci di storpiare i nomi originali dell’anime! In ogni caso, rullo di tamburi, vi beccherete entrambe le trascrizioni come regalo di Natale!

Space Robot era la sigla iniziale e finale della prima serie, Getter Robot. Jet Robot la sigla iniziale e finale della seconda serie, Getter Robot G. Autori ed interpreti sono gli stessi per entrambe le sigle per cui ne parleremo una volta sola. L’analisi dei due brani e delle linee di basso verrà fatta invece separatamente.

Vito Tommaso è l’autore delle due sigle ma lo ricordiamo e lo ringraziamo anche per la magnifica “Gackeen, magnetico robot” e per “George” (anche se non è di origine nipponica la cito perché la sigla è bellissima!), “Ken Falco”, “Grand Prix e il campionissimo”, “Maghetta Sally”, “Sally si, Sally ma” e “Peline story”.

Vito Tommaso è meridionale ma Lucchese di adozione ed è nato nel 1937. Ha esordito come pianista nel Quartetto di Lucca nel 1957 che in realtà fu inizialmente un quintetto ma dopo tre anni di attività uno dei componenti lasciò i gruppo. La formazione ottenne un contratto alla RCA e suonò con successo musica jazz in tutta Europa. Nel 1967 il gruppo si sciolse per i troppi impegni dei vari membri. Si esibiranno nuovamente in una reunion nel 2007 per sole due date.

Vito, allo scioglimento del gruppo diventa arrangiatore per la RCA Italiana ed è grazie ai contatti interni che scriverà alcune delle più celebri sigle per cartoni animati a cavallo degli anni ’70 e ’80. Fu in questa occasione che fondò il gruppo I Mini Robots con i quali ha eseguito (lui stesso ha suonato tutte le parti di piano e tastiere) tutte le sigle da lui scritte e arrangiate, inizialmente commissionate dalla RCA ed in seguito prodotte in proprio e proposte a vari editori. Di seguito vediamo quali musicisti ne facevano parte.

Agostino Marangolo alla batteria. Siciliano, del 1953, è una delle colonne portanti della batteria italiana. Ha suonato nei Goblin, nei New Perigeo e ha inciso e suonato dal vivo con Pino Daniele, probabilmente la sua collaborazione più importante. Ha suonato la batteria per tanti altri artisti italiani come Branduardi, Rettore, Venditti, Lauzi, Turci, De Sio, Cocciante, Bennato e molti altri. Ad oggi tiene masterclass di alto profilo nel suo strumento e continua la sua attività di musicista.

Il basso. Parliamone subito e non senza emozione. Al basso c’era il fratello di Vito, Giovanni.

Giovanni Tommaso è un bassista e contrabbassista con formazione jazz e ha iniziato la sua carriera insieme al fratello in dagli esordi, con il Quartetto di Lucca quando era ancora un Quintetto.

A 18 anni, suonando sulle navi da crociera, si trovò spesso a New York dove frequentava i locali jazz che gli permisero di incontrare contrabbassisti come Chambers, Brown e Mingus. In Italia ebbe anche occasione di suonare con Chet Baker (il trombettista era detenuto a Lucca per problemi di droga).

Nel 1967 si trasferì a Roma e lavorò sotto contratto alla RCA Italiana come strumentista, arrangiatore e produttore, incidendo tra gli altri con Cocciante, Mina, Morandi, Rino Gaetano e Ivan Graziani. Dopo qualche tempo mandò per sua scelta le dimissioni. Dalla RCA lo chiamarono per chiedere se fosse impazzito a lasciare così un contratto ma in quel momento aveva preferito inseguire ciò che gli piaceva veramente. Dichiara oggi di non essersene mai pentito.

Fu nel 1971 che fondò il quintetto di jazz-rock Perigeo incidendo otto album fino al 1977.

La sua carriera è proseguita, cartoni animati a parte, con varie formazioni come il GT Quintet e il Tommaso/Bollani/Gatto trio. Nel 2007 fondò un nuovo gruppo, dopo 30 anni dallo scioglimento del progetto Perigeo, chiamandolo Apogeo.

Giovanni Tommaso negli anni ha avuto anche un’intensa attività didattica con la cattedra di musica jazz al Conservatorio di Perugia, i seminari della Umbria Jazz Clinics e gli insegnamenti presso il CEMM, Centro Educativo Musica Moderna di Bussero in provincia di Milano.

La parte più corposa dei Mini Robots tuttavia era il coro che, come raccontato dallo stesso Vito Tommaso, era formato prevalentemente dai figli degli stessi colleghi musicisti, con qualche eccezione. Questa era quasi una consuetudine ed avveniva anche per altre formazioni corali. Vi facevano parte Carolina Mariani, nipote di Vito e ora architetto negli USA, Alessandro e Cristiano Micalizzi, figli di Franco, celebre compositore (Alessandro sarà poi bassista e chitarrista mentre Cristiano uno dei batteristi italiani più importanti), Francesco, Ernesto e Laura Migliacci, figli del grande Franco che facevano anche parte del coro I Nostri Figli di Nora Orlandi e di altre formazioni, Giuseppe, Michelangelo e Paolo Tommaso (dovrebbero essere tutti figli di Vito; Michelangelo, che oggi è attore, lo è sicuramente). Faceva parte del coro anche Rita Monico, brava cantante, attiva per gran parte degli anni ’60 e ’70 e che Vito Tommaso aveva voluto per sostenere con una voce di una professionista quel coro che essendo composto di soli bambini sarebbe stato si molto naturale ma carente d’esperienza. Non solo: Vito Tommaso ha raccontato che per dare maggior sostegno a Space Robot, in quella sigla cantò anche lui. La sigla era infatti decisamente complicata da far eseguire a dei bambini con poca esperienza.

A questo punto non resta che parlare dei brani. Partiamo da Jet Robot che per Vito Tommaso è il meno complesso ma, almeno bassisticamente parlando, potrebbe addirittura essere il contrario! Sicuramente entrambe le parti non sono adatte a chi è alle prime armi sullo strumento. Del resto Giovanni Tommaso non è stato certo a guardare e si è reso protagonista!

Jet Robot

Iniziamo con una curiosità. All’interno della Getter Saga, in Shin Getter Robot per la precisione, sono presenti alcune vignette che ritraggono Benkei (successore di Musashi, il terzo dei tre piloti del Getter), intento a cantare una canzone. Non è altro che una strofa di Jet Robot!

Il brano (1980) si snoda lungo 80 misure, è impostato in Bb maggiore e ha il metronomo piantato a circa 137. Un bell’andare, non c’è che dire. Considerando che il basso è tutt’altro che lineare, ci sarà un po’ da studiare. Analizziamolo in tutti i suoi dettagli.

Intro semplice ma che introduce già i cromatismi che saranno presenti nel resto del brano. Alla battuta 3 il Fa all’ottava alta è eseguito in pluck, per il resto niente da dire.

Sezione A. Il mio consiglio è quello di ascoltare bene l’esecuzione originale e poi eseguirla lentamente, soprattutto le battute 7 e 15 che hanno meno linearità ritmica. Man mano che si esegue la si porterà poi alla velocità corretta. I passaggi armonici sono molto spesso legati da cromatismi. Alla battuta 14 c’è una piccola parte che io eseguo in thumb and pluck ma ritengo che possa essere eseguita anche normalmente dando il giusto spicco alle note. Al termine della sezione c’è una battuta di 2/4. Attenzione a dare il giusto peso alle varie note. Sebbene ogni trascrizione sia passibile di interpretazione è bene non dimenticare quale sia il groove di fondo che dà la corretta intenzione al pezzo.

La sezione B non presenta difficoltà e fa da ponte per arrivare alla sezione successiva.

La C va eseguita in “thumb and pluck” in maniera piuttosto “nervosetta”! Alla battuta 41 c’è un Mi eseguito in pluck e legato al Fa successivo in hammer-on.

Si ripete poi la sezione A con le seguenti variazioni degne di nota: alla battuta 51 un breve fraseggio su ottave che si ripete leggermente variato alla battuta 58. Alla battuta 59 un rapido cromatismo di collegamento (consideriamolo una variazione estemporanea della battuta 22). Di nuovo si termina con una battuta di 2/4.

La seconda B è pressoché identica alla prima.

Anche la seconda sezione C presenta delle lievissime variazioni rispetto alla prima C che non modificano l’andamento del groove. Dalla battuta 77 inizia un veloce fade-out sebbene Vito Tommaso ha raccontato in un’intervista come non amasse gli sfumati ma preferisse dare un finale ben riconoscibile al pezzo. Questo perché, in caso di esecuzione live, non sorgessero malintesi su come terminarlo.

Come mostrato, il brano presenta tre sezioni ben differenti, che si ripetono dando la seguente struttura globale: intro-A1-B1-C1-A2-B2-C2.

L’arrangiamento è ricco e riempie bene il brano che non ha mai vuoti musicali. Anzi, esso risulta decisamente serrato dall’inizio alla fine. Batteria che offre alcuni piccoli pattern interessanti, chitarra di accompagnamento sempre presente, tastiere e il pianoforte di Vito Tommaso che sulla C si lancia anche in un inaspettato e fulminante fraseggio.

Space Robot

Anche a questa sigla è stato fatto un omaggio interno al manga della prima serie della Getter Saga: qui è Musashi a cantare il testo di Space Robot! Sinceramente non so come sia nata questa cosa ma posso qui azzardare un’ipotesi che mi pare plausibile.

Il manga è stato pubblicato pochi giorni dopo l’anime (rispettivamente 7 e 4 aprile 1974) e quindi una sigla doveva certamente essere già pronta. Gli autori potrebbero aver voluto inserire qui i testi delle sigle originali che poi, nella traduzione, per non lasciare l’originale giapponese, sono stati sostituiti con il testo delle sigle italiane (del 1980), rendendogli un grande omaggio (la prima pubblicazione italiana del manga è, come abbiamo detto, del 2000). Forse un giorno qualcuno mi toglierà questo dubbio, intanto noi godiamoci quest’altra chicca.

Il secondo brano (1980), è leggermente più veloce del precedente, infatti è a circa 141 di metronomo. Il brano, formato da 92 misure, alterna la tonalità di A maggiore con quella di F# maggiore. L’arrangiamento è nello stile del brano precedente (come è simile anche quello del lato A di questo 45 giri, ovvero “Gackeen, magnetico robot”, secondo il riconoscibile stile di Tommaso).

Il breve intro ad ottave alternate introduce subito, dopo 4 misure, la prima sezione del cantato.

La sezione A viene ripetuta tre volte nel brano e, fatte salve le figure ritmiche che illustrerò di seguito, le piccole variazioni che ci sono tra una A e le altre sono del tutto trascurabili e non alterano minimamente l’intenzione della bassline. La parte si muove su un giro armonico abbastanza veloce dove prendono posto due accordi per ogni misura. Il basso esegue ottave spezzate ribattendo quasi costantemente ad ogni cambio di accordo la nota all’ottava alta (che quindi diventano due sedicesimi). Per intenderci, lo schema ritmico della battuta 5 è quello che tipicamente viene ripetuto in tutte le misure delle diverse sezioni A del brano. Ogni volta la sezione A si conclude con una battuta di 2/4.

Una nota sull’esecuzione tecnica: io personalmente l’ho suonata ribattendo i sedicesimi con anulare e medio, tenendo l’indice sempre pronto sull’ottava bassa. Vista la velocità del brano ho trovato che questo fosse l’unico modo per me confortevole. Fatemi sapere come risulta più comodo a voi!

Anche la sezione B si ripete tre volte (la struttura generale è piuttosto lineare). Questa parte del brano si caratterizza per l’alternanza di una misura che lavora sulle toniche e le quinte dell’accordo eseguite in maniera generalmente ben staccata e di una misura che fa da raccordo armonico costituita da cromatismi eseguiti in maniera ritmicamente lineare ma varia.

Per quanto riguarda l’esecuzione non vi sono grosse difficoltà in questa parte ma va solo data la giusta interpretazione agli accenti e agli staccati fondamentali dando alle note la miglior leggibilità possibile nel mix.

Il brano si chiude in maniera decisa (finalmente come piace a Vito Tommaso!) con una semplice coda che non ha particolari difficoltà.

Riassumo come di consueto la struttura generale:

Intro-A1-B1-A2-B2-A3-B3-Coda.

Per concludere

Ricordate che Giovanni Tommaso ha cosparso il brano di ghost notes, note di appoggio e varie interpretazioni esecutive di singole note, praticamente in ogni battuta! Trascrivere tutto ci porterebbe senz’altro fuori strada e renderebbe la parte decisamente affollata e poco leggibile. Afferrate il senso generale del groove e interpretate! Sarà sicuramente più rilassante e soddisfacente che occupare la mente con ogni minimo dettaglio.

Ho presentato due brani che a me piacciono tantissimo (con una predilezione personale per Space Robot!): mi piacciono le linee di basso, mi piacciono gli arrangiamenti e lo stile generale, l’uso del coro, mi piace tutto. Credo che chi vorrà cimentarsi con bassline di così alto spessore, non rimarrà deluso e si divertirà tantissimo come mi sono divertito io!

Spero di aver fatto cosa gradita nel trascrivere entrambe le sigle e di donarvele per Natale!

Buona fine e buon principio a tutti e…

…alla prossima, Community!

Di Giampaolo "il doc" Ciccotosto

Sono nato anni fa, mentre Actarus arrivava in Italia a bordo di Goldrake. Cresciuto a pane, insalate di matematica e vitelli dai piedi di balsa, ho cominciato a respirare musica a fine anni '80 suonando per tanto tempo 88 tasti: erano troppi e ho provato con 6 corde. Inutili anche quelle...ne bastavano 4! Negli anni '90 arrivarono poi in Italia quegli strani fumetti pieni di ramen, katane e buffi sandali di legno: capii finalmente da dove arrivavano tutti i cartoni animati! Dal fragoroso incontro tra musica e anime uscì fuori quell'amore per le sigle che dura fino ad oggi! Ah, dimenticavo: nel tempo che mi rimane sgombro dall'essere un discutibile musicista, faccio anche il medico e mi occupo della mia numerosa famiglia!