{"id":3977,"date":"2026-09-10T06:18:16","date_gmt":"2026-09-10T06:18:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.basscommunity.it\/bc\/?p=3977"},"modified":"2026-09-10T06:18:17","modified_gmt":"2026-09-10T06:18:17","slug":"obm-o-rbm-ashdown-uk-e-la-scelta-tra-essenziale-e-completo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.basscommunity.it\/bc\/2026\/09\/10\/obm-o-rbm-ashdown-uk-e-la-scelta-tra-essenziale-e-completo\/","title":{"rendered":"OBM o RBM? Ashdown UK e la scelta tra essenziale e completo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quest&#8217;estate ho passato un bel po&#8217; di tempo con due testate della nuova serie UK di Ashdown, la UK-OBM-500 e la UK-RBM-500, abbinate a due cabinet della stessa famiglia: la UK-RBM-115T e la UK-RBM-112T. I video sono usciti sul canale YouTube di Algam EKO, ma qui voglio mettere insieme quello che ho capito provandole, senza limitarmi a raccontare cosa succede nei video.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non le ho vissute come due varianti della stessa macchina. Piuttosto come due modi diversi di intendere una testata da basso: da una parte l&#8217;essenzialit\u00e0 della OBM, dall&#8217;altra la maggiore versatilit\u00e0 della RBM.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ashdown, per molti bassisti, porta subito con s\u00e9 un immaginario preciso: il VU meter sul pannello frontale, il suono pieno, fisico, british. Un&#8217;idea di amplificazione pensata pi\u00f9 per il palco che per la vetrina. Con la serie UK il marchio riporta questa identit\u00e0 dentro prodotti costruiti nel Regno Unito, pi\u00f9 leggeri e attuali nell&#8217;uso. La OBM-500 (Original Bass Magnifier) \u00e8 una testata da 500 watt di potenza, disponibile anche nella variante 300 watt; la RBM-500 (Rootmaster Bass Magnifier) \u00e8 sempre 500 watt, ma con una dotazione decisamente pi\u00f9 ampia, disponibile anche a 800 watt.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">UK-OBM-500: pochi controlli, punto<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La OBM \u00e8 la pi\u00f9 essenziale delle due. Ingresso, selezione passive\/active, Shape, EQ a cinque bande, DI, loop effetti, volume. Fine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo amplificazione di livello, niente fronzoli. La domanda giusta, quindi, non \u00e8 &#8220;quante funzioni ha&#8221;, ma un&#8217;altra: con la sua essenzialit\u00e0 riesce a restituire un suono credibile e riconoscibile? La risposta \u00e8: assolutamente s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle prove sono partito da suono flat, poi Shape, poi EQ. Una testata cos\u00ec vive o muore sul carattere di base. Se il punto di partenza funziona, il resto \u00e8 rifinitura. Se non convince, non hai molto dietro cui nasconderti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 questo il lato interessante della OBM: non ti invita a perdere mezz&#8217;ora a cercare il suono. Ti dice: collega il basso, regola l&#8217;ingresso, decidi se usare lo Shape, muovi l&#8217;EQ quanto basta, e suona.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">UK-RBM-500: pi\u00f9 corpo, pi\u00f9 controllo<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La RBM parte da un&#8217;idea diversa. \u00c8 sempre compatta e costruita in UK, ma un filo pi\u00f9 grande e pesante della OBM, coerente con una dotazione che cambia sostanzialmente: Shape, EQ a cinque bande, compressore, drive, Sub-Harmonic Generator, Line In, uscita cuffie, e una sezione di Analogue Cab Sim sulla DI. Ashdown la presenta come pensata per live, recording e front-of-house insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe riduttivo dire &#8220;\u00e8 quella con pi\u00f9 effetti&#8221;. Compressore, drive e sub sono importanti, ma non \u00e8 l\u00ec che sta il punto centrale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cosa pi\u00f9 attuale, secondo me, \u00e8 la DI con simulazione analogica di cassa. Oggi la DI non \u00e8 pi\u00f9 solo &#8220;l&#8217;uscita per andare al banco&#8221;: in molte situazioni \u00e8 il suono che arriva davvero al pubblico, al fonico, agli in-ear o alla registrazione. Poter scegliere tra una DI classica e una che si comporta come un cabinet reale non \u00e8 un dettaglio da scheda tecnica, \u00e8 una funzione che si usa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla RBM si sceglie tra cassa ported o sealed (reflex o chiusa), tra speaker da 10&#8243; o 15&#8243;, con horn inserito o escluso. Non IR digitali, non software: simulazione analogica integrata nella testata.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le casse: 15&#8243; sotto, 12&#8243; sopra<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per entrambe le prove ho usato lo stesso stack: UK-RBM-115T sotto, UK-RBM-112T sopra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La 115T \u00e8 una 1&#215;15 da 300 watt a 8 ohm con speaker Sica NEO e tweeter regolabile; la 112T \u00e8 una 1&#215;12, sempre 300 watt a 8 ohm, speaker Sica NEO da 12&#8243; e tweeter regolabile. L&#8217;idea era semplice: il 15&#8243; per corpo e profondit\u00e0, il 12&#8243; per attacco e definizione. Non due casse isolate, ma due parti dello stesso rig.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la ripresa ha seguito questa logica: due Shure Nexadyne. Sulla 15&#8243; ho usato l&#8217;NXN2, pensato per grancassa e quindi tarato su basse frequenze profonde e attacco; sulla 12&#8243; l&#8217;NXN5, il modello per ampli, pi\u00f9 adatto a restituire definizione e medie senza sporcare il segnale. Pi\u00f9 la DI della testata. Stesso setup per entrambe le prove, per poter lavorare su un blend tra microfonato e segnale diretto senza variabili in mezzo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Quale delle due<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 solo una questione di dotazione: la RBM \u00e8 anche fisicamente un po&#8217; pi\u00f9 grande e pesante della OBM, pur restando entrambe compatte, entrambe da 500 watt, entrambe dentro la stessa produzione UK. La differenza vera sta in cosa ti chiedono di fare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La OBM \u00e8 per chi vuole immediatezza: pochi controlli, meno margine per perdersi, l&#8217;idea del &#8220;collego e suono&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La RBM \u00e8 per chi vuole pi\u00f9 strumenti a disposizione \u2014 non necessariamente pi\u00f9 complicazione, ma compressore, drive (con emulazione di suono valvolare), sub, DI con cab sim, cuffie, Line In. \u00c8 la scelta di chi vuole modellare il segnale e adattarsi a contesti diversi, specialmente oggi che il suono in DI conta quanto, se non pi\u00f9, di quello che esce dalla cassa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c&#8217;\u00e8 una risposta giusta in assoluto. C&#8217;\u00e8 chi preferisce avere davanti poche cose e arrivare subito al punto, e chi vuole una testata compatta ma con pi\u00f9 leve da tirare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Una fase nuova per Ashdown<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste due prove raccontano una fase precisa del marchio. Ashdown non sta solo riproponendo un&#8217;estetica storica: sta portando parte del proprio carattere dentro formati pi\u00f9 gestibili \u2014 compatti, leggeri, ma ancora legati a quell&#8217;idea di basso presente e fisico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La OBM lo fa togliendo il superfluo. La RBM lo fa aggiungendo strumenti moderni dentro una logica ancora molto analogica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due risposte diverse alla stessa domanda: come pu\u00f2 suonare oggi Ashdown, dentro un rig compatto costruito in UK. Qui di seguito trovi i due video. Buona visione!<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Ashdown UK-OBM-500 | La prova completa di Fabio Testa (Basscommunity.it)\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/aJ34K2Iy8V4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Ashdown UK-RBM-500 | Fabio Testa (Basscommunity.it) presenta la nuova ROOTMASTER\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/JhyyMEWSaXs?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest&#8217;estate ho passato un bel po&#8217; di tempo con due testate della nuova serie UK di Ashdown, la UK-OBM-500 e la UK-RBM-500, abbinate a due cabinet della stessa famiglia: la UK-RBM-115T e la UK-RBM-112T. 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